Niente relazioni in ufficio»: a Roma le regole (illegali) del call center

Giulio De Santis e Rinaldo Frignani | 3 Gennaio

Due dirigenti di Euro Contact rinviati a giudizio per atti persecutori: era vietato avere legami sentimentali con i colleghi; aiutare i compagni di lavoro in difficoltà; uscire la sera in gruppo senza i capi.

La prima regola del «metodo della Fenice»: niente relazioni sentimentali tra colleghi. La seconda: mai aiutare il compagno di lavoro in difficoltà, anzi lasciarlo sbagliare, così che i superiori lo possano umiliare. La terza: divieto categorico di uscire la sera in gruppo senza i capi. Le sanzioni previste in caso di violazione di queste (e altre) regole? Rischio licenziamento, mortificazioni davanti a tutti, emarginazione.
Il vademecum aziendale, valido 24 ore su 24, sarebbe stato imposto ai dipendenti del call center Euro Contatc srl - tuttora operativo insieme alla consorella Fenice srl, fra i cui clienti c’è anche l’Eni - dai dirigenti Rosa Fiorini e Cesare Porrà, rinviati a giudizio con l’accusa di atti persecutori. A dare il via all’inchiesta, la denuncia di un’ex dipendente, Caterina (nome di fantasia), che ha lamentato di essere stata cacciata per aver violato la prima regola: nel giugno del 2016 sarebbe stata allontanata per aver intrecciato una relazione con un team leader, pure lui messo alla porta. Cuore e lavoro non sembrano un binomio ben accetto nelle due società. Spiega il perché Enrico P., un ex dipendente sentito dalla pm Antonella Nespola: «Secondo la Fiorini, portano alla creazione di un nucleo troppo compatto». Vale a dire, pronto a non obbedire agli ordini.
«Non esiste alcun “metodo Fenice” - ribatte Elio Bellino Panza, difensore degli imputati -in azienda tutti possono avere relazioni sentimentali». Nel processo che avrà inizio a maggio per adesso solo Caterina, assistita dall’avvocata Graziella Zingarelli, si è costituita parte civile. Tante però sono le testimonianze raccolte durante le indagini, concordi nel riferire l’esistenza di una serie di prescrizioni. Deposizioni di ex dipendenti che, lette nel loro insieme, evocano l’ambiente di un altro call center, il Multiple Italia del film «Tutta una vita davanti» del 2008, pellicola «denuncia» di Virzì sugli effetti perversi del lavoro precario. L’ideatrice del «metodo della Fenice», secondo Enrico P. - operativo tra il 2012 e il 2016 - è la Fiorini, «una che considera l’ufficio come casa sua». Oltre a quelli già elencati, il regolamento non scritto prevedrebbe altri obblighi. Per esempio: mai prestare soldi agli altri dipendenti. Oppure: cancellare dalla rubrica i telefoni dei colleghi licenziati. Poi, come scrive la pm, «le comunicazioni possono avvenire soltanto nel gruppo di Whatsapp aziendale». Altra regola è la soffiata delle lacune del vicino di scrivania.
Perché? Dice Ernico P.: «In questo modo la Fiorini va da chi è in difficoltà dandogli del fallito». Talvolta, aggiunge Noemi F., altra ex impiegata fuggita per lo stress, «noi ragazze ci vedevano il venerdì, ma solo se c’era la Fiorini, mentre i maschi uscivano con Porrà. Senza di loro non potevamo organizzare nulla». E Valentina M., andata via di sua iniziativa nel 2014 dopo che la Fiorini aveva insinuato che avesse una relazione con un dipendente: «Mi diede della poco di buono. Non volli nemmeno il Tfr».
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